Gli obbligazionisti coinvolti in Alitalia sono circa 40.000,00 e un numero ancora maggiore sono gli azionisti.

I titoli azionari Alitalia, dopo la sospensione  del 4 giugno 2008, non sono più quotati presso la Borsa di Milano dal 26 gennaio 2009

Il valore di Borsa al 3 giugno 2008 delle azioni era di 0,445 euro per un totale di 617 milioni di euro, di cui il 51,1% in mano agli azionisti privati (circa 310 milioni), mentre il residuo era di proprietà dello Stato.

Le obbligazioni in circolazione (prestito convertibile 2002-2010, 7,15%) sono 715 milioni di euro, di cui il 38% in mano a investitori privati (271,7 milioni) e 62% (443,3 milioni) al Ministero dell’Economia.

In totale gli investitori privati hanno in mano titoli per 581,7 milioni; è evidente che non tutti sono in possesso di risparmiatori retail.

La situazione è molto complessa ma chiara: la vecchia Alitalia non esiste più e il commissario straordinario gestisce solo debiti (2,2 miliardi) e dipendenti in cassa integrazione. La nuova Alitalia è di proprietà della CAI (Compagnia Aerea Italiana) cui non può essere addossato nessun impegno economico relativo alla vecchia compagnia. Una situazione derivante dall’emanazione di una specifica legge, che ha consentito la creazione di una “scatola vuota”, la vecchia Alitalia, e di costituire una nuova società con un esborso di poco più di un miliardo di euro.

Una situazione molto grave e difficilmente risolvibile nonostante le assicurazioni del Governo che aveva affermato “nessun risparmiatore ci rimetterà un euro” e le risorse del Fondo conti dormienti che, come Adiconsum ha sempre affermano, non sono di 10/15 miliardi previsti da alcuni solo per illudere i risparmiatori e ottenere un’effimera presenza sui giornali e nemmeno i due miliardi previsti dal Governo, ma meno di un miliardo peraltro da suddividere tra tutti i crack finanziari, la stabilizzazione dei precari pubblici, i fondi per la ricerca e per la social card e infine per Alitalia.

Per le obbligazioni è stata effettuata, presso la Cancelleria del Tribunale di Roma Sezione Fallimentare (Viale Giulio Cesare 54/b 1° piano stanza 49, Tel. 06 3577782 (per informazioni)) la domanda di insinuazione al passivo, da parte del rappresentante comune degli obbligazionisti, avv. Gianfranco Graziadei (Studio Legale Graziadei Ferreri V. A. Gramsci 54 – 00197 Roma - Tel 06.3612941).

I titolari delle obbligazioni dovranno ora presentare al loro rappresentante i documenti giustificativi (dati identificativi: cognome, nome, codice fiscale o partita IVA domicilio eletto in Roma; certificazione in originale dell'intermediario finanziario depositario dei titoli) entro una data ancora non fissata, ma comunque precedente al 21 ottobre 2009, data della prima udienza in materia.

E’ da ricordare che gli obbligazionisti, quali creditori chirografari, saranno, eventualmente, rimborsati solo dopo il rimborso di tutti i creditori privilegiati (erario, lavoratori, fornitori, ecc,) e solo se dalla procedura fallimentare risulteranno ancora delle posizioni attive da ripartire.

HomePage | Segnala articolo --> ALICAOS - DA OGGI LE AZIONI ALITALIA DEFINITIVAMENTE CARTA STRACCIA: ELIMINATE DALLA BORSA ? PREOCCUPAZIONE PDL (?SONO NOSTRI ELETTORI?) ? LA PIDDINA LEDDI GRIDA ALL?ESPROPRIO DI STATO: ?E? COME CIRIO E PARMALAT, ROBA DA REPUBBLICA DI BANANAS?? 1 - NON SOLO INCIUCIO. AGLI 800 GIORNALISTI DELLA STAMPA ESTERA RECAPITATA LA LETTERA DELLA SENATRICE LEDDI (PD): "E' ESPROPRIO DI STATO" Rocco Sabelli e Roberto Colaninno "Altro che dialogo e dialogo, su questa storia ci facciamo male sul serio...". "Giocatori di borsa e piccoli risparmiatori sono tutti nostri elettori...". Si intercettavano chiacchiere del genere, in mattinata in un bar vicino a Montecitorio. Protagonisti della colazione amara, alcuni onorevoli del Pdl, che si giravano preoccupati tra le mani l'editoriale di oggi di Massimo Giannini su "Affari&Finanza", dedicato all'ennesimo caso da "Repubblica di Bananas" legato ad Alitalia: le azioni diventate ufficialmente carta straccia, con buona pace di piccoli azionisti e risparmiatori che non rivedranno più un euro. Mentre Veltroni porta avanti l'inciucio a tutto campo (Rai, legge elettorale, federalismo, giustizia...), con Berlusconi indeciso ("Il dialogo? Mi fa venire l'itterizia", dice oggi aprendo il Corriere), nel Partito Democratico c'è chi è deciso a non farsi sfuggire questa occasione per raccogliere un po' di voti a spese soprattutto di Forza Italia e Lega. Nei giorni scorsi si sono susseguite le dichiarazioni di vari piddini che soffiavano sul fuoco degli inferociti piccoli investitori del titolo: gli ex ministri Linda Lanzillotta e Tiziano Treu, la prodiana Sandra Zampa, il romano Enrico Gasbarra, il rutelliano Donato Mosella, tutti uniti contro lo "schiaffo ai risparmiatori". Ma la battaglia non si chiude qui. Massimo Giannini Venerdì scorso gli oltre 800 giornalisti dell'Associazione Stampa Estera si sono visti recapitare una battagliera lettera firmata dalla senatrice democrat Maria Leddi, che nel curriculum riportato sul suo sito ricorda, tra l'altro, di essere stata segretario generale della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. La missiva, che oltre al governo mena pure le Autorità di controllo, ricostruisce punto per punto nel dettaglio tutta la vicenda, dalle dichiarazioni di Berlusconi in campagna elettorale che fanno volare il titolo a +18% ("Salveremo Alitalia, resterà italiana"), alle rassicurazioni di maggio del neo ministro Tremonti ("cerchiamo una soluzione italiana e fondamentalmente privata"), fino alla fatidica giornata del 6 giugno 2008, quando fonti finanziarie annunciano che Consob e Borsa sospendono i titoli Alitalia dai listini "per sottrarre il titolo alla speculazione" a tutela "degli azionisti e del mercato". Poi silenzio, alla faccia della tutela del mercato, fino alla definitiva eliminazione di oggi del titolo dalla Borsa. Va giù dura la Leddi nella sua lettera ai giornalisti stranieri: "In poche parole il titolo azionario Alitalia è stato confiscato, espropriato, sequestrato dallo Stato". Come spiega Luigi Grassia sulla "Stampa" di oggi: "Gli obbligazionisti finiscono nel calderone dei creditori che hanno presentato al tribunale fallimentare la domanda di ammissione al passivo di Alitalia. Poche prospettive di ottenere indietro qualcosa. Invece per i 40mila piccoli azionisti della vecchia Alitalia c'è un filo di speranza: il 31 maggio il governo deciderà la misura di un eventuale indennizzo finanziato con i ?conti dormienti'", che intanto come scrive Giannini si sono risvegliati e più che dimezzati. 2 - "E' COME CIRIO E PARMALAT, ROBA DA REPUBBLICA DI BANANAS. DAL GOVERNO NEANCHE UNA PAROLA" Massimo Giannini per "La Repubblica - Affari&Finanza" Berlusconi Da oggi le azioni e le obbligazioni Alitalia non esistono più. Entra in vigore la revoca delle quotazioni, disposta una settimana fa da Borsa Italiana. Amen. Come diceva la canzone: chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, e «scurdammoce o passato». Ma come si fa a scordare il passato? Come si fa a dimenticare che prima dell'estate il presidente del Consiglio e il ministro dell'Economia, in occasione del via libera al decreto sulla liquidazione della bad company, dichiararono solennemente che «nessun risparmiatore ci rimetterà un euro»? Come si fa a dimenticare che dal 4giugno del 2008, quando la Consob dispose la sospensione dell'ora defunta compagnia aerea in «via cautelativa», «a tutela del mercato» e per scongiurare il rischio di «eventuali speculazioni», i poveri cristi che avevano in mano quel titolo non solo non l'hanno più potuto negoziare, ma non hanno neanche saputo nulla su cosa il destino gli avrebbe riservato? Ora gli sventurati risparmiatori che si ritrovano in portafoglio quelle azioni sanno con certezza ciò che temevano: è carta stracca, a tutti gli effetti. E sono testimone diretto del simpatico trattamento che alcuni di loro hanno ricevuto in qualche agenzia bancaria, alla quale si sono rivolti in questi giorni per chiedere «che dobbiamo fare»? «Niente - si sono sentiti rispondere - questo è l'equivalente del caso Cirio e Parmalat...». A Tremonti, che tiene sempre sulla scrivania il famoso barattolo di pomodori pelati, devono essere fischiate le orecchie. Eppure, il vero scandalo è che dal governo non viene ancora una sola parola, per spiegare cosa ne sarà di quei titoli, e soprattutto dei soldi di chi li aveva comprati. Anche Lamberto Cardia tace: sorprendentemente lesto nel sospendere i titoli, ieri. Incomprensibilmente lento nel difendere i piccoli azionisti, oggi. Si può dire che siano stati incauti, a comprare o a tenersi i titoli di una società che per un anno intero ha volato sull'abisso. Ma che spiegazione è? I fondi previsti i per gli eventuali risarcimenti (inizialmente ricavati dal recupero dei «conti dormienti» presso gli istituti di credito) si sono già polverizzati. Dovevano ammontare a 2 miliardi di euro, secondo le sempre rosee previsioni del Tesoro. Ammontano invece a meno di 800 milioni, buona parte dei quali già dirottati a coprire i costi della Social Card. Questo sarebbe «il mercato», secondo i nostri governanti scrupolosi e i nostri controllori rigorosi. Un mercato veramente libero. Anzi liberissimo, praticamente anarchico. Roba da Repubblica di Bananas. [26-01-2009]

26/1/2009 La vecchia Alitalia lascia la Borsa Indennizzi per gli azionisti Alitalia lascia Piazza Affari. Da oggi il titolo della ex compagnia di bandiera scomparirà dai listini. Le azioni, rimaste legate alla vecchia società che il commissario straordinario Augusto Fantozzi sta liquidando e non alla nuova compagnia decollata lo scorso 13 gennaio, sono state revocate dalle contrattazioni da Borsa Italiana. Previsti degli indennizzi per gli azionisti, ma prima di giugno non si saprà l'importo. Il titolo era stato congelato lo scorso 4 giugno al valore di 0,445 euro, dopo forti oscillazioni di prezzo. Un valore ben lontano dal picco di 1,34 euro toccato il 30 gennaio 2007, quando il Tesoro annunciò che undici concorrenti avevano presentato una manifestazione di interesse. Una gara per la privatizzazione poi fallita. Stessa sorte toccata più tardi anche alla trattativa diretta con Air France. La sospensione dalle contrattazioni è arrivata in coincidenza con l'ultimo tentativo di salvataggio, presentato dal governo a fine maggio 2008 quando fu affidato all'advisor Intesa Sanpaolo di disegnare il progetto che ha portato, lo scorso 13 gennaio, al decollo di una nuova società nata dalle ceneri della vecchia Alitalia, di cui ha ereditato il nome. Dai listini di Borsa scompaiono anche le obbligazioni convertibili 2002-2010 emesse dalla vecchia compagnia per 715 milioni di euro: gli obbligazionisti sono ora nel bacino dei creditori che hanno presentato al tribunale Fallimentare domanda di ''ammissione al passivo'' di Alitalia. Il Tesoro ha in mano il 49,9% delle azioni. Quanto agli oltre 40mila piccoli azionisti della vecchia Alitalia dovranno attendere fino al 31 maggio per gli eventuali indennizzi previsti dal governo nel decreto varato lo scorso agosto per spianare spianare la strada al progetto di salvataggio della compagnia ormai in fin di vita. La misura del risarcimento dipenderà dalla ripartizione tra i diversi beneficiari previsti dalla legge del Fondo creato con i cosiddetti ''conti dormienti'': azionisti Alitalia, ma anche risparmiatori vittime di frodi finanziarie, possessori di obbligazioni della Repubblica argentina, ricerca scientifica, la social card. Solo il 31 maggio, infatti, sarà chiaro l'ammontare delle risorse che affluiranno al fondo da conti bancari ''dimenticati'', assegni circolari mai riscossi, depositi, anche postali e assicurativi, ''dormienti'' da oltre 10 anni. E' scettico il Siti, il sindacato italiano per la tutela dell'investimento e del risparmio, che chiama a raccolta azionisti e obbligazionisti par eventuali azioni collettive. E avverte: ''Solo coloro che eserciteranno rapidamente ed efficacemente i propri diritti riusciranno a vedere qualcosa più delle briciole di un piatto che piange''. Chiuse definitivamente le contrattazioni dei titoli della vecchia compagnia ora si guarda al possibile debutto in Borsa delle azioni della nuova Alitalia: non è escluso che il titolo possa tornare a Piazza Affari, ma in tempi non brevi. Lo statuto della nuova Alitalia prevede che la quotazione non avverrà prima di tre anni. Invia un commento Commento (0 caratteri disponibili) Nome - Obbligatorio eMail - Obbligatorio Sito internet - Se desideri mostrarlo Desidero mostrare i miei dati Inserisci il codice che vedi nell'immagine Accetto le Condizioni di Utilizzo Accetto le Condizioni di Utilizzo Approvo ed accetto espressamente le disposizioni di cui ai paragrafi 1.3, 3, 5, 6, 7, 8, 9, 10 delle Condizioni di Utilizzo Acconsento al trattamento dei miei dati personali sensibili eventualmente inviati nei Contenuti come previsto nell'Informativa COMMENTI nessun commento GLI ALTRI ARTICOLI Alitalia, il 4 marzo nuovo sciopero VAI A: Tgfin Homepage IN PRIMO PIANO La vecchia Alitalia lascia la Borsa Possibili indennizzi per gli azionisti Crisi colpisce il New York Times In vendita la sede del giornale Tiscali, scatta l'allarme rosso Titolo travolto dalle vendite In Lombardia i medici dell'anima sono in gran crescita Aumentano al ritmo del 10% l'anno e sono richiestissimi GRAFICHE

Al momento non è neppure ipotizzabile una soluzione tipo Parmalat dove le obbligazioni furono convertite in azioni della nuova Parmalat, nel rapporto di 10 a 1, perché la quotazione della nuova Alitalia potrà avverrà solo alla fine del primo triennio di attività.

Anche la possibilità della class action sembra essere molto difficile in quanto da un lato sarà possibile avviare queste azioni solo dal 1° luglio 2009, dall’altro la retroattività sarà solo di sei mesi.

Azioni possono essere avviate invece verso i vecchi amministratori Alitalia, nonostante la “irresponsabilità” prevista con una legge, da molti ritenuta incostituzionale e, soprattutto, verso le banche che hanno venduto i titoli. In quest’ultimo caso dovranno essere valutati: profilo di rischio del risparmiatore, momento dell’acquisto, informazioni offerte, ecc..

A fronte di tale situazione, Adiconsum chiede al Governo:

1.      Di rispettare la parola data sul fatto che nessun risparmiatore avrebbe rimesso un euro dal fallimento Alitalia.

2.      Di rivedere la legge che ha previsto la netta separazione tra vecchia e nuova Alitalia.

3.      Di aumentare con ulteriori capitali il fondo conti dormienti, così da consentire a migliaia di risparmiatori di recuperare parte di quanto hanno perso negli ultimi anni.

Per ulteriori notizie

è possibile visitare il sito “alitaliaamministrazionestraordinaria”.