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RC
AUTO: IL GOVERNO SALVA LE ASSICURAZIONI
Ce
l’aspettavamo – è il caso di dirlo – un
provvedimento del Governo che salvasse le compagnie di assicurazione
dall’ira sacrosanta dei consumatori automobilisti.
Non
abbiamo avuto abbastanza fantasia da immaginarlo idoneo a dare tutela
preventiva anche ad altre imprese con le quali i rapporti dei consumatori-utenti
non sono propriamente idilliaci, come quelle operanti nei settori
delle comunicazioni, elettricità, credito, gas, acqua, ecc.
Il
Governo non poteva rimanere insensibile al grido di dolore levatosi
dalle compagnie, che si sentivano minacciate nella stessa sopravvivenza
dall’alluvione di ricorsi al Giudice di Pace annunciata, certamente
con eccessiva enfasi da parte di qualcuno, di automobilisti sostenuti
dalle associazioni dei consumatori.
Così
l’8 febbraio 2003, con un decreto legge di soli due articoli,
è stata tolta al Giudice di Pace la possibilità di
giudicare secondo equità le cause il cui valore non eccede
1100 €, quando la vertenza trae origine da contratti di tipo
uniforme.
Ad
offrire l’occasione per questo improvvido decreto è
stato l’invito delle associazioni dei consumatori, accolto
da parecchie migliaia di automobilisti – da anni spremuti
dalle compagnie con aumenti immotivati delle tariffe R C auto -
di chiedere la restituzione di quanto pagato in più negli
anni scorsi, a seguito di intese limitative della libera concorrenza,
accertate e sanzionate dall’Autorità Garante del mercato
e della concorrenza.
La
conseguenza, estremamente grave, del decreto governativo è
di avere privato i consumatori di una possibilità di accesso
alla giustizia rapido e poco costoso, poiché nelle cause
di valore fino a 1032 € il giudizio era reso secondo equità,
e senza necessità di farsi assistere da un legale quando
il valore era contenuto entro 516 €; era così possibile
ottenere giustizia in tempi ragionevoli, senza esporsi al tormentone
di ulteriori gradi di giudizio, con tempi eterni, dato che tali
decisioni erano ricorribili solo per legittimità –
non nel merito – in Cassazione.
I
costi di un giudizio non reso secondo equità, anche per cause
di modesto valore, si tradurranno, nella maggior parte dei casi,
nella rinuncia ad ottenere giustizia sulle questioni riguardanti
il consumo, nelle quali la cifra in gioco non giustifica il costo
di un legale. Se si voleva dare lavoro agli avvocati, la strada
è quella giusta.
L’Adiconsum
Piemonte, che senza troppi clamori e chiarendo sempre per intero
i possibili rischi dell’iniziativa – compreso l’intervento
governativo – ha assistito migliaia di automobilisti nelle
richieste di risarcimento alle compagnie, propedeutica al ricorso
al Giudice di Pace, ritiene che, similmente a quanto richiesto anche
dalla Cisl, il decreto debba essere ritirato, con contestuale avvio
di un tavolo di confronto con le compagnie per risolvere il contenzioso.
Sembra,
per altro, poco realistico sperarlo. Darà pertanto pieno
sostegno alle iniziative intraprese dalla Struttura Nazionale per
la sensibilizzazione dei Presidenti di Camera e Senato e di tutti
i Gruppi parlamentari per una sostanziale modifica del decreto –
legge.
In
caso contrario, si dovrà provocare un giudizio di legittimità
di fronte alla Corte Costituzionale.
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