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IL CASO DELLA SETTIMANA.

 

Una signora, contrariata per non potere effettuare prelievi con la propria carta Bancomat – pur sapendo di avere sul conto una buona disponibilità – si reca in banca per avere spiegazioni; apprende così che  sul conto non ha più nulla, avendolo prosciugato con un assegno di importo rilevante emesso alcuni giorni prima.

Sicura di non avere emesso alcun assegno, chiede di vedere quello addebitato, che appare a tutta evidenza compilato con calligrafia diversa dalla sua, calligrafia che ritiene appartenere a di persona a lei nota, della quale si lascia anche sfuggire il nome. L’assegno è stato incassato facendolo transitare su un c/c di altra banca.

Chiede consiglio al responsabile dell’agenzia che, rendendosi conto di essere in difficoltà per non avere controllato l’autenticità della firma di traenza sull’assegno, cerca di dissuadere la cliente dalla contestazione dell’addebito alla banca e dalla denuncia all’Autorità Giudiziaria, prospettando la possibilità che l’incauto? compilatore dell’assegno, vistosi scoperto, al corrente delle conseguenze penali del suo gesto, magari pentito, avrebbe restituito il mal tolto.

 Passano così invano altri giorni; di pentimenti e di soldi restituiti neppure l’ombra e la derubata non può disporre dei suoi quattrini.  Si rivolge per assistenza e tutela all’Adiconsum, che predispone immediatamente la lettera di disconoscimento dell’addebito alla banca e l’integrazione della denuncia all’Autorità Giudiziaria.

Il giorno prima che l’assegno venisse incassato, la signora aveva infatti subito un furto nella propria abitazione, senza accorgersi che dal libretto degli assegni, apparentemente ignorato dai ladri, era stato asportato l’ultimo, quello utilizzato per ripulirle il conto, la sottrazione del quale non aveva pertanto denunciato in prime cure.

L’assegno non può più essere restituito alla banca presso la quale è stato incassato, essendo trascorsi i termini di stornabilità e la banca della derubata potrà agire per il recupero solo su colui che lo ha, compilato ed incassato, sempre che ne valga la pena.

Può darsi che decida di assumere la perdita, ma anche che ne chieda conto al dipendente.

In ogni caso, dopo il disconoscimento dell’addebito, la banca della derubata ha riaccreditato l’importo dell’assegno a firma apocrifa, ovviamente con la stessa valuta con cui era stato addebitato.

In simili evenienze, è sempre meglio procedere con decisione e risolutezza nella tutela dei propri interessi.