ISTAT
per i consumatori
Coalizione
dei Consumatori Adiconsum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori,
Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del
Cittadino, Unione Nazionale Consumatori
L’andamento
dei prezzi e il tasso di inflazione sono argomenti di forte divisione.
Le
fonti ufficiali affermano che l'inflazione nazionale è
in discesa, o comunque sotto controllo, e quella Ue ai minimi
da 30 mesi e ripetono che l'effetto euro sui prezzi è stato
limitato: un fattore una tantum, legato agli arrotondamenti, gli
aumenti riguardano i piccoli acquisti, come la spesa quotidiana.
La collettività pensa l'esatto contrario. L'inflazione
percepita è superiore a quella ufficiale.
La
diversa valutazione dipende dal fatto che l’inflazione è
misurata in due modi, uno scientifico ed uno empirico. Il primo,
si basa sulla scienza statistica. E’ un metodo scarsamente
contestabile perché costruito su modelli, di costo e di
distribuzione della popolazione, attentamente testati. Il secondo
si fonda sulle “osservazioni” dei consumatori. Un
sistema certamente non contestabile, perché prende a riferimento
i soldi effettivamente usciti dalla tasche di singoli cittadini.
Questi
due metodi hanno sempre fornito risultati diversi, ma, probabilmente,
mai divaricanti come nell’ultimo periodo (settembre 2001
- agosto 2002): il metodo scientifico mostra un andamento decrescente
dell’inflazione (settembre 2001 2,60%, gennaio 2,40%, agosto
2002 2,30%), il metodo empirico mostra un aumento più elevato,
almeno del 5,00%, anche se difficilmente quantificabile.
Alle
valutazioni/sensazioni dei singoli si contrappongono le rilevazioni,
ufficiali delle istituzioni, a partire dall’Istituto di
Statistica, che hanno finalità diverse e devono essere
basate su analisi scientifiche e su parametri decisi a livello
sovranazionale.
Lo
scopo dell’ISTAT non è rilevare la ricaduta dell’inflazione
sui singoli individui, ma il livello medio dei prezzi per l’intera
collettività e allo stesso tempo di rendere possibile il
confronto a livello internazionale.
L’ISTAT
può, comunque, dimostrare che gli indicatori hanno funzionato,
percependo in maniera esatta le variazioni. Da gennaio ad oggi,
sono stati rilevati forti incrementi dei prezzi e aumenti “fuori
linea”. Nei primi sette mesi del 2002, rispetto alla media
del 2,00 percento sono stati rilevati aumenti superiori nei capitoli
“alimentari”, “abitazione”, “trasporti”,
“alberghi”, con picchi elevati, nei primi mesi dell’anno.
All’interno dei singoli capitoli, sono stati rilevati aumenti
eclatanti per assicurazioni e alberghi, rispettivamente 4,50%
(dopo un aumento del 10,70% nel 2001) e 4,20%, sopra il tre per
cento i servizi ricreativi (3,10%), oltre il due per cento i servizi
finanziari (2,89%), medicinali e prodotti farmaceutici (2,80%)
servizi medici non ospedalieri (2,30%), alimentari (2,20%).
Il
fatto che non si sia avuta una forte accelerazione dell'inflazione
dipende dalla bassa incidenza di alcune voci e dall’effetto
compensazione delle riduzioni, peraltro, a prescindere dall’effettivo
acquisto/utilizzo del bene/servizio.
Il
Paniere
Il
paniere dei beni utilizzato dall'ISTAT - raccordato con quelli
degli altri Paesi dell'Ue - dal 1999 è aggiornato annualmente
(cd. ribasamento). Attualmente, include 12 capitoli di spesa,
900 prodotti, 568 categorie di prodotti, monitorate in 28.000
punti vendita e per 300.000 prezzi; da gennaio 2002 funziona in
euro, ad eccezione degli affitti, i cui prezzi - rilevati trimestralmente
- espressi in euro da aprile 2002.
L’armonizzazione
del paniere a livello europeo, non ha eliminato le differenze,
quanto meno come pesi; infatti, il paniere ISTAT, per gli stessi
capitoli di spesa, presenta forti divergenze rispetto a quello
dell’Eurostat: ad esempio, il capitolo “abitazione”
conta quasi due terzi in meno e il capitolo “mobili”
quasi un terzo di più.
Nell’ultimo
paniere, 2001, sono state eliminate alcune voci e ne sono state
introdotte altre. Come peso, tra i dodici capitoli di spesa, che
compongono l'indice in uso, alberghi, ristoranti, pubblici esercizi
e comunicazioni hanno incrementato il proprio peso mentre hanno
perso peso abitazione e trasporti.
Con
il “ribasamento” l’ISTAT recepisce i mutamenti
che intervengono nei gusti e nelle abitudini di acquisto dei consumatori
e vuole garantire una migliore rappresentatività della
dinamica inflazionistica. Ciò nonostante, la velocità
di modifica degli atteggiamenti dei consumatori non può
essere, tempestivamente e interamente, colta dagli strumenti dell’ISTAT.
Non
è in discussione la validità scientifica delle rilevazioni
ISTAT. Se si deve valutare l'aumento generalizzato dei prezzi
di aggregati di beni e servizi la rilevazione ISTAT, salvo alcuni
aspetti, sono, sostanzialmente, corrette e, scientificamente,
inoppugnabili; se, però, si devono valutare gli aumenti
effettivi riferiti a “famiglie” di prodotti o di soggetti
sociali, l’ISTAT sottostima l’incidenza di quegli
aumenti.
Elemento
di discussione sono, quindi, alcune delle voci inserite nel paniere
e, soprattutto, i pesi delle singole voci, la necessità
di una maggiore trasparenza e diffusione delle rilevazioni e la
loro integrazione con altri strumenti più raffinati.
Necessità
evidenziate anche dalla Commissione per la Garanzia dell’Informazione
statistica che, nella relazione annuale al Parlamento per il 2001,
ha proposto alcuni miglioramenti, e dal Fondo Monetario Internazionale
che ritiene utile valutare l’impatto della differenziazione
salariale e della capacità di spesa tra le singole aree
del paese.
Come
primo elemento, emerge l'esigenza di costruire una pluralità
di panieri, o indicatori, per diversi scopi: il governo della
moneta, la contrattazione salariale, la componente territoriale
dell'inflazione le “famiglie” di riferimento.
E’
necessario effettuare analisi per:
Verificare i consumi dei singoli individui.
Osservare i comportamenti dei consumatori appartenenti a diverse
tipologie di “famiglie”, che consentano di avere risultati
correlati al numero dei componenti della famiglia, al livello
di reddito (i consumatori a basso reddito subiscono un’inflazione
superiore di quelli ad alto reddito), al luogo in cui vivono (nei
grandi comuni l'inflazione è maggiore della media nazionale),
all’utilizzo del bene (i beni di consumo molto frequente
hanno una crescita di prezzo maggiore di quelli di consumo meno
frequente), di studio ecc.. La scelta di rilevare panieri diversi
da quello generale (impatto dell’aumento dei prezzi su singole
“famiglie”, per l’ISTAT), può essere
affinato prevedendo le situazioni più diverse (ad esempio,
fasce di età, condizione di salute, presenza di anziani
o bambini, o studenti, ecc.).
Valutare la frequenza e l’indispensabilità dell’acquisto.
Il paniere sopporta, poi, delle distorsioni, di rilevazione.
Premessa
la necessità di conoscere, ed eventualmente aggiornare
alcune situazioni di carattere generale quali il sistema di selezione
e reclutamento dei rilevatori, quello di controllo dei rilevatori
stessi (per quanto noto, l’estrazione campionarie è
in alcuni casi effettuata in maniera difforme dalle disposizioni
dell’ISTAT, portando ad intervistare persone di “comodo”,
predisponendo questionari secondo criteri individuali, ecc.),
quello di controllo dei dati forniti dai comuni (risulta di dubbia
accettazione, il fatto che, per quanto noto, il tasso di caduta
(mancate interviste) sia molto spesso nullo), l’esistenza
di sistemi incentivanti (o disincentivanti) economicamente per
i rilevatori, alcuni esempi, sicuramente non esaustivi, possono
essere utili:
I prezzi di alcuni servizi sono rilevati secondo le indicazioni
delle categorie (ad esempio, ordini professionali) e non sul prezzo
effettivamente pagato dal fruitore del servizio.
Per alcuni prodotti è fuorviante rilevare prezzi o valori
medi, in quanto non sono colte le diversità, ad esempio
di mercati molto segmentati.
Le rilevazioni devono avere cadenze uguali, mentre oggi alcune
sono mensili, altre trimestrali, tanto che circa il 28,00% del
valore complessivo del paniere non è rilevato mensilmente,
e nei mesi “intermedi” i prezzi di quei beni non risentono
di variazioni, mentre al momento della rilevazione trimestrale
possono subire modifiche anche notevoli.
L’osservazione deve essere effettuata in ogni singolo capoluogo,
mentre oggi in vari casi non è così; l’ufficio
statistico comunale non effettua le rilevazioni ma si riferisce
al dato nazionale, valido per qualsiasi capoluogo, non cogliendo
le specificità del luogo di rilevazione.
La rilevazione dei prodotti deve avere una rotazione al fine di
evitare che la conoscenza consenta una “manipolazione”
del prezzo.
Le rivelazioni devono tenere conto, per alcuni prodotti/servizi,
della stagionalità dell’acquisto e conseguentemente
della politica dei prezzi applicati. Per tale motivo il sistema
dei pesi dovrebbe prevedere una rilevazione legata al consumo
delle famiglie in specifici periodi (ad esempio, un sistema di
pesi trimestrali).
Le rilevazioni, sempre, ma particolarmente in un periodo di stasi
dei consumi, devono avere a riferimento anche il rapporto tra
domanda e offerta.
Infine, come si è iniziato a fare con il tavolo di lavoro
in via di costituzione, dovrebbero essere ricercate forme di coinvolgimento
delle rappresentanze dei consumatori a livello centrale e, soprattutto
periferico, per fornire informazioni, dati, proposte in ordine
alla rilevazione dei prezzi.
Passi avanti devono essere fatti sul piano della trasparenza:
La variazione dei prezzi è resa nota solo a livello nazionale,
mentre a livello di città campione, è fornito solo
il dato aggregato. E’ necessario conoscere, se diverso da
quello nazionale, l’elenco dei prodotti, e i pesi di ogni
singola città in cui viene effettuata la rilevazione.
Le diverse rilevazioni adottate, rispetto alla metodologia predisposta
dall’Eurostat, devono essere corrette o, altrimenti, spiegate
e rese pubbliche (ad esempio, abitazione).
Le rilevazioni, devono essere fatte in via telematica direttamente
ai registratori di cassa. Operazione possibile, attraverso il
codice a barre, ormai previsto, per la quasi totalità dei
prodotti.
Qualsiasi
esercizio di analisi sulle dinamiche di aumento (o diminuzione)
di singoli componenti del paniere su cui l'inflazione è
misurata deve, infine, rapportarsi correttamente al peso che tali
componenti hanno nel determinare il paniere stesso per cogliere
correttamente il valore globale dell'inflazione.
Una
polizza RCA incide ha un costo annuo minimo di 1.000,00 euro (il
livello massimo può raggiungere, secondo l’ISVAP,
i 9.000 euro), mentre il reddito medio annuale (2001) è
stato di circa 28.300 euro (media mensile 2.178 euro per 13 mensilità);
ciò significa che la polizza assicurativa incide per il
3,53 per cento. Nel paniere ISTAT la voce assicurazioni “pesa”
per lo 0,31%. La “giustificazione” è nella
composizione della voce: il parametro di riferimento non è
il costo della polizza ma la differenza tra premi pagati e danni
risarciti (!!!). Una logica che penalizza tutti coloro che non
hanno sinistri e riduce la valutazione e la comprensibilità
del parametro. Ammesso e non concesso che sia una procedura valida,
dovrebbe allora essere spiegato perché nel 2001 non si
è avuta l’esplosione, ben oltre il 10,70% rilevato,
di tale voce, considerato che i sinistri sono aumentati solo di
un terzo rispetto all’aumento delle polizze.
E’
un esempio, che può essere giudicato di parte. Allora dovrebbe
essere spiegato come mai le stesse assicurazioni pesano meno del
latte (0,73%), che, a prezzi correnti, costa su base annua meno
della metà di una polizza assicurativa. Oppure come è
possibile che la “calzetteria” pesi per lo 0,26% o
gli orologi per lo 0,31% e il pesce surgelato solo lo 0,10%.
Un
esempio “definitivo” può essere quello relativo
al capitolo “abitazione”; il peso di tale capitolo
nel paniere ISTAT è 9,30% (per l’Eurostat 15,00%);
per lo stipendio medio di 28.300,00 euro, sopra richiamato, "pesa"
2.631,90 euro annui o 219,33 euro mensili (424.672 vecchie lire).
Quale famiglia, anche proprietaria dell’abitazione spende
tale cifra, anche escludendo l’affitto (statisticamente,
comunque, da rilevare) per le voci che compongono il capitolo
di spesa in questione.
Le
esemplificazioni rendono evidente che il tema dei “pesi”
è quello su cui è più necessaria la riflessione
più approfondita.
L’ultimo
elemento, ma non per importanza, su cui intervenire è l’applicazione
integrale della legislazione vigente.
Il
D.Lgs. 322/89 è stato attuato solo in maniera parziale.
Tale decreto prevede, tra l’altro, che in ogni Amministrazione
centrale e periferica dello Stato dovrebbe essere istituito un
Ufficio di Statistica. Alcuni di questi uffici esistevano già
prima del Decreto, altri successivamente, ma nella maggioranza
dei casi non hanno alcun titolo specifico, come previsto dalla
legge. Ciò comporta che le rilevazioni e le elaborazioni
a livello locale, sono effettuate da soggetti non specialisti,
con la conseguenza che le successive elaborazioni dell’ISTAT
sono inficiate ab origine. Risulta, quindi, improrogabile, rivedere
la posizione degli uffici di statistica esistenti, a partire dall’assegnazione
delle specifiche figure professionali, costituire quelli mancanti.
In
conclusione, nessuno afferma che le funzioni statistiche del Paese
non debbano essere svolte da un’istituzione pubblica, indipendente
e imparziale, come l’ISTAT. Si chiede di migliorare il sistema
attuale e di renderlo maggiormente utile alla collettività
e di non demonizzare qualsiasi iniziativa, denuncia o proposta,
anche se scientificamente non perfetta, che soggetti diversi dall’ISTAT
e dal Governo, pongono in essere. Non tutte sono demagogiche o
“targate” politicamente. Senza dimenticare che introdurre
una sana concorrenza potrebbe essere di stimolo alla stessa ISTAT.