 |
NEWS |
Approfondimenti,
commenti, dossier specifici, le proposte e le iniziative
di Adiconsum, gli eventi pił interessanti per il consumatore attento
ed informato |
Prezzi
e ripresa economica
Lettera
aperta al presidente dell'Istat Biggeri e al ministro Marzano
Le
proteste dei consumatori non sono manipolate.
Con
l'euro gli aumenti ingiustificati dei prezzi sono anche un boomerang
che
ritorna sulle imprese e sul sistema Italia
Caro
professore,
si
calmi e si chieda come sia possibile, secondo i suoi dati, che una
modestissima perdita del potere d'acquisto sulla spesa alimentare
mensile di soli 5 euro per i redditi più bassi (850 euro
mensili), di 10 euro per quelli più elevati (1500 euro mensili)
e di 15 euro per quelli medio-alti (2500 euro mensili) abbia potuto
scatenare una così forte protesta dei consumatori.
Pensa
proprio che sul modesto dato Istat del + 3,2% per la spesa alimentare
(che rappresenta circa il 20% del reddito), le associazioni abbiano
potuto scatenare e manipolare il comportamento di milioni di consumatori?
Non le viene il ragionevole dubbio che nei suoi dati ci sia qualcosa
che non funziona?
Pensa
proprio, caro prof. Biggeri che la caduta dei consumi – denunciata
dagli stessi commercianti e confermata anche dal calo della produzione
– sia frutto soltanto di condizionamenti psicologici e non
di una significativa perdita del potere d'acquisto per almeno un
terzo delle famiglie che non ce la fa più ad arrivare alla
fine del mese?
Ha
forse dimenticato che nel nostro Paese ben il 12% delle famiglie
vive sotto la soglia di povertà relativa?
Si
chieda, professore, perché secondo un sondaggio pubblicato
oggi dall' autorevole quotidiano La Repubblica il 90% dei consumatori
pensa che i dati Eurispes siano corretti e solo il 4% ritiene che
lo siano quelli dell'Istat. È possibile che tutti i consumatori
siano "folli", "incoscienti" o "manipolati"?
Per
favore lasci perdere le denunce, che hanno solo il senso dell'"intimidazione"
, e usi anche le statistiche del "fai-da-te" per individuare
eventuali punti critici nelle sue rilevazioni.
Perché
ad esempio non coglie tutte queste critiche per fare un salto di
qualità rilevando i prezzi direttamente dai registratori
di cassa per mezzo del codice a barre? Glielo abbiamo già
proposto, le tecnologie oggi lo consentono e sarebbe anche un'operazione
di trasparenza.
Nessuna
associazione consumatori pensa di sostituirsi né di ridimensionare
il ruolo dell'istituto ufficiale di statistica, al contrario tutti
vogliamo che funzioni meglio.
Non
le chiediamo neppure di modificare l'attuale percentuale di inflazione
ufficiale: troppo dirompenti sarebbero le conseguenze sul patto
di stabilità, sui contratti, sul credito, sugli affitti,
ecc..
Chiediamo
all'Istat, questo sì, che per il futuro, questo termometro
misuri l'inflazione in modo più vicino alla borsa della spesa
di tutte le famiglie con i loro diversi livelli di reddito.
Chiediamo
al governo, per accelerare quella ripresa che tutti vogliamo, che
attui una politica dei redditi riferita non solo alle pensioni e
ai salari (politica che va salvaguardata per restare nell'Unione
europea), ma che eserciti un controllo anche sui prezzi, sulle tariffe
e sugli onorari professionali.
Il
governo impegni non solo i sindacati, ma anche le rappresentanze
degli interessi del commercio, delle assicurazioni, delle banche
e delle professioni a scelte coerenti sia per un rilancio dei consumi
sia per mantenere un sistema economico concorrenziale anche in assenza
di "svalutazioni competitive".
La
nota dolens forse è proprio questa: classe politica, commercianti
e molte imprese non hanno capito che aumenti ingiustificati dei
prezzi come quelli del 2002 non si scaricano più a danno
dei soli consumatori, ma con i cambi fissi imposti dall'unione monetaria
sono un boomerang che ritorna sulle imprese e contro il sistema
Italia.
Signor
ministro Marzano, non giustifichi più gli aumenti come congiunturali,
soprattutto ora che dopo un anno di inflazione da prezzi il governo
rischia di provocare una inflazione da tariffe con il taglio dei
trasferimenti agli enti locali che va ad aggravare i problemi creati
dal caro petrolio.
Non
serve il ritorno alla doppia esposizione dei prezzi per combattere
il rischio di nuova inflazione; occorrono piuttosto comportamenti
coerenti da parte di tutti i soggetti sociali.
Cordialmente
Paolo
Landi
(Segretario
generale Adiconsum)
|