NEWS
Approfondimenti, commenti, dossier specifici, le proposte e le iniziative di Adiconsum, gli eventi pił interessanti per il consumatore attento ed informato

OBBLIGAZIONI CIRIO

Avviata la fase finale della ristrutturazione del gruppo Cirio.

L’Adiconsum dice NO al piano che penalizza soprattutto i piccoli risparmiatori.

Il NO è conferma, se necessario, dal prospetto informativo predisposto dalla Cirio

“Il prospetto informativo contiene numeri, dati previsionali, quali stime, valutazioni, dichiarazioni ed altre informazioni riguardanti eventi futuri e incerti, in particolare con riguardo al piano di ristrutturazione del debito. Per loro natura tale informazioni e dati sono caratterizzati da un certo grado di rischio e incertezza. Potrebbero verificarsi variazioni, anche significative degli elementi e delle circostanze su cui le informazioni e i dati previsionali si fondano e, di conseguenza, quanto previsto o atteso potrebbe non realizzarsi nei termini indicati o non realizzarsi affatto.”

La Consob ha approvato i prospetti informativi predisposti dal Gruppo Cirio per la ristrutturazione del debito obbligazionario, unificandoli in un unico documento (la nota informativa sintetica è disponibile presso la struttura nazionale).

L’approvazione, considerato che la Consob non entra nel merito della proposta presentata, ma verifica solo la correttezza formale del documento è, di fatto, un atto dovuto, significando, esclusivamente, che la proposta è formulata in maniera trasparente e con informazioni utili per una scelta consapevole da parte dei risparmiatori.

L’approvazione non cambia nulla della situazione generale e l’Adiconsum conferma di non condividere il piano presentato, perché fortemente penalizzante per gli obbligazionisti, perché non offre alcuna certezza sulla ripresa industriale della Cirio (che comporterebbe un recupero economico, per l’incremento di valore delle imprese) e perché potrebbe obbligare coloro che dovessero accettarlo (rimborsati anche in azioni) ad ulteriori esborsi di denaro nel momento in cui dovesse essere lanciato (molto probabile) un aumento del capitale sociale.

La proposta ai risparmiatori dell’Adiconsum, per costringere il gruppo Cirio a modificare il piano di ristrutturazione, è di non partecipare alle assemblee indette per fine luglio a Londra, di non rilasciare alcuna delega, di non vendere i titoli a banche o altre istituzioni finanziarie che dovessero offrirsi di comprarli. Circa le assemblee è da tenere presente che per la loro validità è necessario il 25,00% del capitale che, con una media empirica, significa oltre 8.000 obbligazionisti.

Per gli investitori che volessero comunque partecipare alle assemblee rilasciando la delega, questa deve essere fatta pervenire alla banca almeno sette giorni prima dello svolgimento delle assemblee, con l’indicazione di voto che l’Adiconsum indica per il NO, tenuto conto che l’approvazione del piano comporterebbe, per tutti gli obbligazionisti, la perdita definitiva di larga parte del capitale (Cirio Finanziaria 79,00%, Cirio Holding 86,50%).

Allo stesso tempo l’Adiconsum invita le banche, in possesso di obbligazioni della Cirio, a non partecipare alle assemblee, a non sollecitare la clientela a rilasciare deleghe e soprattutto a non “rastrellare i titoli in circolazione per raggiungere il quorum nelle assemblee. Un comportamento diverso non potrebbe che aggravare le loro responsabilità che le vede, insieme alla vecchia proprietà, principali “imputate” della crisi del gruppo.

Ulteriore motivo per cui si auspica il “fallimento del piano di risanamento” è l’approssimarsi della vendita di alcune attività strategiche del gruppo, il cui ricavato, come ha chiarimento chiesto l’Adiconsum, deve essere destinato al rimborso degli obbligazionisti.

La proposta dell’Adiconsum, approvata dai molti risparmiatori, alternativa a quella Cirio, è il rimborso integrale del capitale investito, prevedendo un allungamento delle scadenze e una riduzione delle cedole, nessuna conversione in azioni del capitale investito. E’ una strada, che, in ogni caso, comporta una remissione per i risparmiatori, che già si sta seguendo per altre situazioni critiche (ad esempio, Argentina, dove sono stati accettati allungamenti dei tempi e abbassamento dei tassi, ma senza alcuna riduzione del capitale, e sono state respinte le proposte che prevedevano il rimborso parziale del capitale investito (ad esempio, è fallita un’operazione diversa nella forma, ma uguale come danno agli obbligazionisti, della Telecom Argentina).

La proposta, in ogni caso, non elimina la possibilità di agire contro le banche che hanno collocato i titoli Cirio. L’Adiconsum ha ormai pronto un ricorso “tipo”, ma ritiene utile attendere, se in tempi non saranno lunghi, i risultati delle ispezioni in corso presso le principali banche, che visti i comportamenti attuati non potranno che prevedere gravi sanzioni da parte della Banca d’Italia e della Consob.

L’Adiconsum sostiene, inoltre, che non è affatto vero che l’unica alternativa al piano presentato è il fallimento del gruppo e sono scorrette e strumentali le affermazioni in tal senso fatte dalla Cirio, quale l’affermazione che la proposta di ristrutturazione avanzata è l’unica strada per il risanamento del gruppo. Affermazione quanto meno ardita se si considera che per il “risanamento” del gruppo la ristrutturazione è solo una delle condizioni e non l’unica; ad esempio: 1) il piano dovrà essere approvato dalle banche, tra cui una banca olandese (Rabobank) che ha un credito di 30 milioni di euro, in scadenza il 31 luglio p.v.; 2) la necessità di ripianamento delle perdite 2002 (982,1 miliardi di euro); 3) reintegrazione del capitale sociale da parte degli azionisti, tra cui ci saranno gli ex obbligazionisti, chiamati a nuovi esborsi di denaro; 4) portare a termine il piano di dismissioni, senza il quale qualsiasi azione precedente sarebbe inutile; 5) i pagamenti ai fornitori che se non effettuati entro date certe rischiano di far perdere i contributi comunitari, con conseguenze disastrose sulla vita futura del gruppo Cirio; 6) il rischio di cause che obbligherebbe il gruppo ad esborsi di decine di milioni di euro.

Lo stesso rischio di revocatoria dei crediti, nel caso di procedura concorsuale, alla luce dei comportamenti della precedente proprietà, può avere dei risvolti positivi. Il giudice fallimentare potrebbe, infatti, chiedere la revocatoria degli accordi e dei contratti sottoscritti sia nei confronti delle banche creditrici sia verso e tra le altre società del gruppo. In sostanza il giudice potrebbe chiedere l’annullamento dei contratti sottoscritti nell’anno precedente (con onere della prova a carico del soggetto verso cui è effettuata la revocatoria), o nei due anni precedenti la dichiarazione del fallimento, nel caso si convincesse che quegli atti sono stati posti in essere per “abbindolare” i creditori; nessuna differenza esisterebbe per atti posti in essere in Italia o all’estero. In maniera ancora più chiara, dovrebbero essere le banche, per le operazioni poste in essere nei dodici mesi precedenti la procedura fallimentare, a dimostrare di essere state all’oscuro della situazione del gruppo Cirio e di avere proposto in buona fede i titoli obbligazionari ai piccoli risparmiatori. In mancanza le banche dovrebbero restituire al curatore (quindi al gruppo Cirio) circa un miliardo di euro (la quasi totalità dei titoli in possesso dei piccoli risparmiatori). Per i successivi dodici mesi la prova dovrebbe essere “trovata” dal giudice.

Infine, sono state definitivamente fissate le date delle assemblee delle società del gruppo Cirio: Londra, 8 luglio p.v. in prima convocazione con un quorum del 75,00% del capitale e il 23 luglio, sempre a Londra, in seconda convocazione, con un quorum del 25,00%.

Molto importante la comunicazione della Consob che ha reso noto lo svolgimento di ispezioni, congiunte con la Banca d’Italia, presso le principali banche coinvolte nella vendita delle obbligazioni Cirio.

Da ultimo è da evidenziare una dichiarazione del Presidente della Cirio che ha sostenuto, riferito a Sergio Cragnotti, “un’azione di responsabilità è sempre possibile”.

Intanto è stata ancora rinviata, al 18 giugno p.v., l’udienza per l’istanza fallimentare della Cirio.