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PREZZI
E RILEVAZIONI ISTAT
DUE
DATI VERI CHE IL PRESIDENTE DELL’ISTAT DEFINISCE “FALSI”
PERCHÈ
METTONO IN DISCUSSIONE LE LORO RILEVAZIONI
Non
ci piace la polemica, ma all’accusa di dati falsi, occorre
dare una risposta.
Tutti
si chiedono quali rilevazioni siano più credibili e attendibili
in materia di prezzi. Adiconsum ha fatto presente all’ISTAT
che un aumento del 3,4% della spesa alimentare della famiglia corrisponde
a circa 8-12-euro di maggior spesa mensile per l’acquisto
dei prodotti alimentari.
Abbiamo
aggiunto e lo confermiamo che se questa fosse la realtà non
ci sarebbe stata alcuna protesta dei consumatori e tutti avrebbero
considerato questo un aumento fisiologico.
Una
maggior spesa di 8-15 euro mensili non è un falso; il Presidente
Biggeri faccia due conti e, considerato che la spesa alimentare
incide per circa il 18-20% sul reddito medio della famiglia, il
conto è presto fatto e vedrà che il “professore”
da bocciare in matematica è il Presidente dell’ISTAT.
Reddito
familiare mensile % di reddito destinata
alla
spesa alimentare Maggiore spesa
secondo
l’ISTAT (3,4%)
euro
1000 25% pari a euro 250 mensili x 3,4% uguale a euro 8,5
euro
2000 20% pari a euro 400 mensili x 3,4% uguale a euro 13,6
euro
2500 18% pari a euro 450 mensili x 3,4% uguale a euro 15,3
L’aggravio
di spesa mensile per i prodotti alimentari secondo i dati ISTAT
è rispettivamente di 8,5-13,6-15,3 euro
Elaborazione
Adiconsum
Ma
dalla protesta occorre passare alle proposte, soprattutto a quelle
per evitare il ripetersi di aumenti speculativi.
Per
rilanciare i consumi chiediamo:
ai
commercianti non prezzi “amici”, ma una riduzione del
10%;
ai
Comuni un monitoraggio abbinato a elementi deterrenti contro chi
realizza aumenti speculativi (non è la chiusura dei negozi
che abbiamo proposto, bensì il controllo delle fatture come
ha fatto il Ministro Alemanno con la speculazione sull’ortofrutta);
all’ISTAT
di effettuare le rilevazioni direttamente dai registratori di cassa
attraverso il codice a barre;
ai
consumatori di boicottare chi ha fatto aumenti speculativi.
Chiediamo
inoltre una maggiore informazione sui prezzi all’origine (prezzi
industriali o prezzi dei produttori agricoli )per evidenziare le
percentuali di ricarico e le rendite per intermediazioni.
Ma
il rischio di inflazione per il 2003 riguarda la benzina e le tariffe.
La
proposta che formuliamo al Ministro delle Attività Produttive
è semplice:
definire
i criteri di adeguamento dei prezzi alla pompa rispetto a quelli
del greggio;
impegnare
l’Autorità dell’Energia ad effettuare controlli;
trasferire
le variazioni del greggio alla pompa non giornalmente, ma dopo almeno
15 giorni (meccanismo già in atto per l’elettricità
ove sono previsti 4 mesi), per impedire aspetti speculativi.
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